Dire che la tecnologia ha letteralmente stravolto il mercato del lavoro degli ultimi 30 anni è ovviamente superfluo. Si tratta, tuttavia, di un processo in continua evoluzione, e che oggi ci pone di fronte alla grande sfida della digitalizzazione.

Proprio questo tema è stato al centro del dibattito del Working Group dedicato alla “Robotica e all’Automatizzazione nel Mondo Del Lavoro” di cui faccio parte. La discussione è stata molto costruttiva, e si è sviluppata in seguito alla presentazione di uno studio che ha analizzato l’impatto del Mercato Unico Digitale sul nostro futuro in termini di skills che diventeranno imprescindibili, e di bilancio tra perdita di posti di lavoro, e nascita di nuovi modelli economici come, ad esempio, la Sharing Economy, in cui scompare la dialettica produttore-consumatore in favore di un sistema basato sulla reciprocità e la condivisione. Il tutto, ovviamente, coadiuvato dal supporto dell’etereo World Wide Web.

Senza lanciarsi in allarmismi precoci, non posso negare che sono estremamente preoccupata. Il passaggio verso uno sfruttamento ancora più predominante degli strumenti tecnologici imporrà inevitabili licenziamenti, soprattutto in quei settori in cui sono richieste competenze medio-basse. Lo studio parla addirittura di un 40-60% di lavori a rischio, ma sono dati da prendere con le pinze, visto che non sono state fornite evidenze empiriche rilevanti.

Quel che è certo, è che occorre un processo di alfabetizzazione digitale di larga portata: le nuove generazioni saranno ovviamente agevolate, ma non possiamo certo trascurare i lavoratori di 40-50 anni che, senza una corretta formazione, rischiano seriamente di essere tagliati fuori.

Lo scopo del Working Group non è ovviamente accademico: in qualità di europarlamentari il nostro compito è di trovare soluzioni che possano apportare benefici alla società, e vi garantisco che cercherò di prestare le mie idee al servizio del nostro futuro benessere.

E voi, che consigli avete da suggerirmi?