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È terminata da poco la missione della commissione Commercio Internazionale in Tunisia, e mentre sono sulla via di Bruxelles colgo l’occasione per parlarvi delle tematiche toccate dai nostri incontri.

ACCORDO UE-TUNISIA

Il punto focale delle riunioni è stato l’accordo di libero scambio, attualmente in fase di negoziazione, tra l’Unione Europea e la Tunisia.

Abbiamo incontrato il sottosegretario al Commercio Hichem Ben Hamed, e ho subito colto l’occasione per discutere di olio d’oliva, che resta il loro prodotto di riferimento…Forse addirittura l’unico a cui sono realmente interessati. Dico questo perché sembra evidente che il governo tunisino spinga principalmente per avere un accordo esclusivamente sull’olio, trascurando l’export di tutti gli altri prodotti, sia agricoli che ittici, che invece sarebbero parte centrale del trattato e su cui è fondamentale, per noi europei, ma soprattutto italiani, vigilare con la massima attenzione.

COSA PENSANO I PRODUTTORI LOCALI

I produttori locali non vedono di buon occhio l’accordo, spaventati dalla concorrenza europea: in cambio del loro consenso, vorrebbero negoziare un numero maggiore di visti per poter approdare in Europa.

DIFFERENZA TRA GRANDI E PICCOLI IMPRENDITORI

Anche in Tunisia i piccoli imprenditori si scontrano, uscendone con le ossa rotte, con investitori stranieri in grado di tirare su imprese efficienti e all’avanguardia, e con volumi d’affari molto importanti. Un modello che si avvicina a quello europeo: anche in Europa abbiamo grandi marchi del settore agroalimentare molto interessati a simili accordi di libero scambio, e piccoli imprenditori spaventati dalla concorrenza spesso impari contro cui sono chiamati a competere. Questo genere di accordi, di base, ha sempre delle difficoltà, e l’unica soluzione è tutelare i piccoli imprenditori e aiutarli nel fare filiera per poter rivaleggiare al meglio con le grandi aziende.

I PROBLEMI SOCIALI DELLA TUNISIA

La mancanza di riforme, sia nel settore agricolo che in quello delle PMI, ha creato un mondo di lavoro sommerso sconfinato: si stima che l’economia informale occupi più del 50% dell’economia reale. Molte imprese, dunque, non pagano le tasse, e la conseguenza è una fiscalità sempre più iniqua per chi invece rispetta le regole. Naturale conseguenza: le aziende chiudono, e creano disoccupazione, soprattutto tra i giovani, che sono quindi spinti ad abbandonare il loro Paese per cercare fortuna in Europa. Due settori chiave, come quello agricolo e quello tessile, contano oltre 200 mila posti di lavoro persi.

LE RESPONSABILITÀ DEL GOVERNO TUNISINO

Fino ad oggi, sono 3,5 i miliardi di euro dei contribuenti europei che l’UE ha conferito alla Tunisia per stabilizzare una democrazia che, sebbene sia tra le più avanzate del Nord Africa, potrebbe fare di più nel campo della trasparenza fiscale, e per riformare settori produttivi nevralgici. Ad esempio, notiamo che il settore agricolo paga, rispetto alla concorrenza europea, la mancanza di una legislazione che permetta agli agricoltori di organizzarsi in cooperative e consorzi per poter entrare nel nostro mercato, generando un vortice di povertà che porta all’immigrazione clandestina in Europa.