Il TTIP viene presentato come la grande opportunità per l’Europa di superare le difficoltà economiche e soprattutto, si dice ufficialmente, l’opportunità risulta prevalente per le PMI, in quanto le grandi corporations già hanno il loro mercato e quindi la vera chance è per le PMI che grazie a regolamenti comuni e abolizione dei dazi vedranno aprirsi le porte del grandissimo mercato americano.

Certo quando il nostro vice ministro Calenda annuncia ai nostri imprenditori sfiancati dalla congiuntura sfavorevole che entro breve vedranno aumentare i loro fatturati grazie a questo miracolo, un qualche dubbio dovrebbe anche venire, a fronte delle innumerevoli promesse non mantenute dal nostro Governo, tuttavia posso anche comprendere come in periodi come questi il povero e vituperato imprenditore Italiano (ma sarebbe meglio chiamarlo eroe perché solo un eroe può continuare a fare impresa oggi) si aggrappi a qualunque speranza.

Io non voglio deludere le speranze degli imprenditori italiani, desidero invece metterli in guardia da una serie di bugie che avranno conseguenze catastrofiche per molti di loro, non tutti, lo riconosco…come sempre ci sarà qualche vincitore in questa battaglia: ci sono sempre vincitori e vinti nelle battaglie e quello sul TTIP non è un accordo ma una vera e propria battaglia che vede schierati grosse corporations e una certa politica da un lato e la gente comune, i cittadini, spesso piccoli imprenditori, dall’altra.

LA PRIMA BUGIA

Le corporations non avranno particolari benefici: perché allora gli esperti chiamati a supportare le negoziazioni sono funzionari di big companies e perché l’attività di lobbying è così pressante? La verità è che le big companies non solo sono interessate a fare più utili grazie ai minori costi di esportazione ma anche e soprattutto mirano a conquistare maggiori opportunità di business a casa propria in seguito al livellamento verso il basso delle regolamentazioni: basta pensare all’industria farmaceutica che in assenza del principio di precauzione e delle difficili e lunghe autorizzazioni necessarie ad immettere nuovi farmaci sul mercato si fregherebbe le mani ad avere in Europa le stesse possibilità che offre il mercato americano.

LA SECONDA BUGIA

Le PMI…in effetti questa non è una bugia ma una alterazione della verità. Gioco di parole? Si come è un gioco di parole la stessa definizione europea di PMI che mette sullo stesso piano una SPA di 240 dipendenti e 40 milioni di fatturato, magari appartenente a un gruppo con 5/6 sedi nel mondo non direttamente ricollegabili per il gioco delle scatole cinesi molto caro a certa imprenditoria, e l’azienda edile della mia provincia che di dipendenti ne ha 20 e di fatturato ne fa a fatica 5 milioni o il piccolo prosciuttificio di provincia o lo studio di ingegneria….

LA TERZA (E PIU GRANDE BUGIA)

Non ho dubbi che molte PMI italiane e europee avranno grandi benefici, nella fattispecie quelle che un mercato negli USA già ce l’hanno o quelle poche che ancora godono di grande solidità economica, riserve o grossi patrimoni…. Ma le altre???

Recentemente ad un convegno sul TTIP organizzato da associazioni che raggruppano aziende del settore manifatturiero sono stata accusata di parlare da politica e non da consulente aziendale, no in realtà è proprio in qualità di consulente che mi rivolgo ai veri piccoli imprenditori in difficoltà: non credete alla favola del mercato facile!

Se un’azienda oggi non ha già un mercato negli USA, se non ha già la sua forza commerciale ben sviluppata, in che modo pensa di riuscire dall’oggi al domani a sbarcare negli States, magari senza possibilità di fare nuovi investimenti vista l’assoluto immobilismo bancario (eh sì perché anche per creare una rete commerciale bisogna fare investimenti, soprattutto negli USA che ha prassi molto distanti dalle nostre)? Si forse qualche azienda potrebbe anche farcela ma con quale orizzonte temporale? Quante nostre cantine avranno la possibilità di vedere i loro vini sulle tavole dei ristoranti di New York e Los Angeles nel giro di pochi mesi? Quanti produttori di calzature o gioielli unbranded vedranno i loro articoli nei grossi Mall? Quante mele della Valdinon arriveranno sugli scaffali delle grosse catene americane?

La notizia è drammatica: prima che l’imprenditore medio italiano si sia anche solo accorto che il TTIP è una realtà operativa, si sarà visto soffiare prima di tutto le quote nel SUO mercato, italiano ed europeo: si perché gli stessi studi che ci dicono che se tutto andrà nel miglior modo possibile avremo un incremento del PIL europeo dello 0,5% in 10 anni (cifra così ridicola da non meritare nemmeno un commento) ci dicono anche che il commercio intra UE crollerà del 30/40%. Sapete cosa significa piccoli imprenditori italiani ed europei? Significa che in un batter di ciglia le grandi catene di distribuzione americane, Wallmart per esempio che ha 1000 sedi nel mondo, invaderanno i nostri mercati con i LORO prodotti, perché Wallmart (e così innumerevoli operatori commerciali americani) non ha difficoltà a trovare fondi e tempo per creare una rete commerciale nei nostri paesi, ammesso che già non ce l’abbia.

Ma anche la PMI americana, quella che magari compete più direttamente con le nostre (e vi assicuro che la definizione di PMI americana è ben diversa dalla nostra) non avrà grandi difficoltà a portare i vini californiani sulle nostre tavole, il parmesan, il cotto ham…eh si perché dimenticavo di dire che la denominazione di origine, la tracciabilità ecc….tutte cose non gradite agli americani difficilmente troverà spazio nel TTIP (del resto anche in Europa il made in è osteggiato da tempo).

E allora si tratta di velocità: quanto tempo ci metteranno gli americani ed i vostri stessi competitors locali più grandi ed organizzati a rubare le VOSTRE quote di mercato? Ve lo garantisco, molto prima di quanto immaginiate. E vi devo dare un’altra brutta notizia. Qui la commissione non mente e ammette che ci saranno diminuzioni di fatturato e perdita di posti di lavoro nel breve periodo (sta parlando di VOI) salvo poi invertire il flusso nel medio/lungo periodo (qui parla delle BIG PMI europee e delle Multinazionali).