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L’emancipazione delle donne passa anche attraverso lo sport, come sottolineato dall’evento organizzato oggi al Parlamento europeo.

In pochi sanno che Pierre de Coubertin, “padre” delle Olimpiadi moderne, vietò alle donne di competere ad Atene perché la loro presenza sarebbe stata “poco pratica, priva di interesse, antiestetica e scorretta”. Un pensiero che tradisce la sua citazione più importante: “L’importante non è vincere, ma partecipare”.

Da quel lontano 1896 molte cose, fortunatamente, sono cambiate, ma si è dovuto attendere Londra 2012 per avere un’edizione delle Olimpiadi in cui le donne hanno avuto la possibilità di partecipare a tutte le discipline olimpiche.

Almeno potenzialmente…Perché, purtroppo, ci sono ancora alcuni Paesi, soprattutto in Medio Oriente, in cui la pratica sportiva delle donne, per quanto non espressamente vietata per legge, è osteggiata dai precetti più estremisti.

Ma la discriminazione non risparmia l’occidente. Ad esempio, lo sapevate che una legge italiana del 1981, mai aggiornata, non prevede la possibilità per le donne di essere riconosciute come sportive professioniste? Non si tratta di una mera questione retorica: essere professioniste permetterebbe di accedere alle garanzie previdenziali, sanitarie, contrattuali previste per i lavoratori del settore, compreso il TFR a fine contratto. E questo è un problema che, come M5S, ci siamo impegnati a risolvere nel nostro programma di governo.