Il 15 febbraio 2017 è stato un giorno molto triste per la democrazia. Un Parlamento europeo servo delle multinazionali ha approvato il CETA, il trattato di libero scambio tra Europa e Canada, con 408 voti a favore e 254 voti contrari, tra cui, ovviamente il M5S.

I sostenitori del CETA hanno ottenuto la loro prima vittoria, ma la guerra non è finita perché il CETA è un accordo misto. Questo significa che anche gli Stati membri hanno voce in capitolo. Per chiarire la situazione attuale e le prossime mosse, vorrei ricorrere a una semplificazione: immaginate il CETA come un trattato diviso in due parti, una da approvare in Europa, l’altra da approvare in ciascun parlamento nazionale.

La parte “europea” del CETA è appena stata approvata ed entrerà in vigore a partire da Aprile 2017. Per l’applicazione della parte “nazionale”, invece, il CETA dovrà essere votato nel parlamento nazionale di ciascuno dei 28 paesi Europei.

A questo punto, è molto importante sapere cosa contiene ciascuna delle due parti.

La parte “europea” contiene in primis l’abbassamento dei dazi, ma anche tutte le misure di approssimazione dei regolamenti, per capirci quelle che rischiano di far entrare OGM canadesi e carne con gli ormoni sul nostro mercato, Inoltre include anche tutto quello che agevola le privatizzazioni dei servizi. E purtroppo questa parte entrerà in vigore subito.

La parte “nazionale”, invece, contiene molte delle disposizioni in ambito di servizi finanziari e investimenti. In questa parte, ad esempio, si trova la famigerata e pericolosissima corte sovranazionale degli investimenti che dà alle corporation il potere di far causa agli Stati. Per fortuna, questa parte del trattato dovrà ancora essere sottoposta al voto dei 28 parlamenti nazionali prima di entrare in vigore.

Per questo abbiamo ancora una speranza: se anche uno solo dei parlamenti nazionali bocciasse il trattato, ecco che tutto il castello di carta del CETA crollerebbe inesorabilmente.

Le imminenti elezioni in Olanda, Francia e Germania potrebbero cambiare le carte in tavola, ma la vera preoccupazione delle élites europee è un governo a 5 Stelle in Italia, che direbbe un forte e chiaro “no” al CETA, al TTIP e a tutti quei trattati internazionali che mettono gli interessi delle grandi multinazionali davanti a quelli dei cittadini.

Ma sono i popoli consapevoli a cambiare la storia: per questo ho passato gli ultimi anni a girare l’Italia informando i cittadini sui rischi di TTIP e CETA. Adesso che il TTIP sembra moribondo è sempre più essenziale focalizzare la nostra attenzione sul CETA, soprattutto in vista del voto che avrà luogo nel Parlamento italiano.

Per quanto riguarda l’Italia sappiate che il CETA cancellerà oltre 40.000 posti di lavoro nel nostro Paese e che metterà a rischio le eccellenze italiane, poiché saranno tutelate parzialmente solo 40 delle 291 IGP nostrane.

Ovviamente il Governo Renzi prima e Gentiloni ora sono tra i più strenui sostenitori del CETA: pensate, sono così accaniti che hanno persino richiesto di non far votare il Parlamento, fortunatamente senza riuscirci.

E anche al Parlamento europeo le larghe intese destra-sinistra non si sono smentite: i piddini Pittella, Picierno e Bonafè hanno detto sì al CETA a braccetto con Comi, Fitto e Mussolini.

Il CETA è molto più pericoloso del TTIP, perché è un pacchetto finito e pronto alla consegna. Solo il voto dei parlamenti nazionali può fermarlo, e ne basta solo uno: la mia speranza è che a bloccarlo sia proprio quello italiano!

Per questo ho bisogno del vostro aiuto: informatevi e diffondete quante più informazioni possibili sul CETA. Per approfondire questo argomento e i danni che il CETA porterà all’economia europea vi invito a seguire i miei contributi agli indirizzi che trovate sul mio sito.

Come dicevo, i sostenitori del CETA hanno ottenuto la loro prima vittoria, ma la guerra non è finita e la nostra resistenza sarà sempre più agguerrita. In alto i cuori.

— CLICCA QUI per leggere il documento in italiano sull’applicazione provvisoria del CETA.